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Santa Messa de “Le Ceneri” e “Quindici minuti con Dio”: inizia un “Tempo per gustare il Pane della Vita e guarire le ferite”

L’inizio della Quaresima, nella diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, coinciderà, anche quest’anno, con la celebrazione della Santa Messa de “Le Ceneri” e l’avvio dei “Quindici minuti con Dio”, iniziativa organizzata dall’Ufficio di Pastorale Giovanile che segnerà il cammino quotidiano della Chiesa locale verso la Pasqua.

Dopodomani, 17 febbraio 2021, il vescovo Luigi Renna presiederà, con inizio alle ore 19,30, nella Cattedrale di Cerignola, la celebrazione eucaristica del Mercoledì de “Le Ceneri”. Inoltre, durante la Quaresima, ogni mattina, dal lunedì al sabato, alle ore 7,30, sulla pagina Facebook “Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano”, gli interventi del vescovo Renna, di alcuni parroci, di alcuni responsabili di altrettanti settori pastorali – dalla scuola al lavoro, dall’educazione alla famiglia, ai giovani – con un approfondimento storico-artistico dedicato settimanalmente alle immagini di alcuni Crocifissi, illustreranno i contenuti del Messaggio del Vescovo per la Quaresima 2021Tempo per gustare il Pane della Vita e guarire le ferite. Verso la Pasqua con i discepoli di Emmaus e il buon Samaritano – fra le cui righe si legge: “I giorni che vanno dal Mercoledì de Le Ceneri alla Pasqua potrebbero essere per noi come la strada di Emmaus per ritornare con gioia rinnovata nella nostra comunità parrocchiale, come a casa nostra. La parrocchia può riscoprire sé stessa ‘come luogo fondamentale dell’annuncio evangelico, della celebrazione dell’eucaristia, spazio di fraternità e carità, da cui si irradia la testimonianza cristiana per il mondo’”.

Tempo per gustare il Pane della Vita e guarire le ferite – Il Messaggio per la Quaresima del vescovo Luigi Renna

Carissimi fratelli e sorelle, buon cammino verso la Pasqua!”. È l’incipit con cui Sua Ecc. Mons. Luigi Renna, vescovo della diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, introduce il messaggio distribuito nel giorno de “Le Ceneri” per accompagnare sacerdoti e diaconi, religiosi e religiose, membri dell’associazionismo ecclesiale e fedeli tutti verso la celebrazione del Triduo che è il centro e il cuore dell’anno liturgico, lasciandosi guidare dai discepoli di Emmaus e dal Buon Samaritano, due situazioni che, nel tempo della pandemia, illuminano il cammino diocesano “sulla strada di salvezza che costantemente possiamo smarrire”: “La smarriamo – afferma il Vescovo – quando, invece di avere uno sguardo fiducioso verso Dio e benevolo verso gli altri, […] pensiamo solo a noi stessi”.

Nella consapevolezza che saranno “una Quaresima e una Pasqua diverse”, senza dimenticare “La croce della sofferenza, che stanno vivendo molte famiglie”, mons. Renna invita i diocesani a intraprendere “un cammino di rinnovamento della vita” nella certezza che “è Lui, il Signore stesso che aiuta ciascuno di noi a portare i nostri pesi con coraggio e speranza verso un tempo di risurrezione”. Se durante il lockdown, “le chiese chiuse, la stagione estiva, la paura del contagio” hanno provocato un’evidente “inappetenza eucaristica”, alla scuola di papa Francesco il Vescovo ricorda che “La Messa non può essere solo ‘ascoltata’”, ma costituisce “un Invito da accogliere, un Dono da ricevere, dal quale scaturisce tutto il bene per la vita del cristiano”.

Nel fondere Parola e Magistero, la riflessione suggerita dall’episodio dei discepoli di Emmaus illumina il senso di appartenenza alla “comunità parrocchiale”: “Come non vedere in questo brano il Signore che si fa vicino alla nostra vita di tutti i giorni? […] Come non scoprire in quel segno del pane spezzato e donato l’Eucarestia, nella quale Gesù è voluto rimanere tra noi?”. È nella quotidianità quaresimale, tempo utile per superare “una certa pigrizia”, che si può riscoprire “La comunità parrocchiale come la locanda dei discepoli di Emmaus”: “I giorni che vanno dal Mercoledì de Le Ceneri alla Pasqua – scrive il Vescovo – potrebbero essere per noi come la strada di Emmaus per ritornare con gioia rinnovata nella nostra comunità parrocchiale, come a casa nostra”. Un senso di appartenenza legato non soltanto alla “festa da fare per la Prima Comunione o per la Cresima o per preparasi al Matrimonio”, ma da abitare per l’“Incontro unico con Dio”.

Echeggia alcune pagine della sua più recente lettera pastorale (La via della speranza. Per non ricominciare allo stesso modo, Cerignola 2020, 37-38, 40) mons. Renna per ribadire, sull’esempio del Buon Samaritano, che basta “guardarci attorno e sentire che il Signore ci chiede ‘Di chi ti sei fatto prossimo?’”, individuando in Isah, giovane senegalese volontario della Caritas recentemente scomparso, l’icona della gentilezza che “permette di donare anche quando abbiamo le mani vuote”: perché “è bello incontrare una persona gentile, così come ci ricorda ancora una volta il Papa: ‘La persona che possiede questa qualità aiuta gli altri affinché la loro esistenza sia più sopportabile, soprattutto quando portano il peso dei loro problemi, delle urgenze e delle angosce’”.

Sintesi del messaggio quaresimale, quindi, è la “parrocchia, famiglia di famiglie!”. E non è un caso se nell’anno di Amoris laetitia, l’Esortazione Apostolica di papa Bergoglio che abbraccia le famiglie, il vescovo Renna indica in San Giuseppe – come insegna la Lettera Apostolica Patris corde di papa Francesco – “un uomo dal grande cuore di padre, uomo tenero e forte, […] un modello di vita per i papà, ma non solo per loro!”, capace di insegnare che “per noi non devono esistere ‘lontani’, perché nell’amore di Dio tutti ci sentiamo vicini!”. Per tale ragione, la conclusione del messaggio ha un chiaro sapore familiare: “Vi invito anche quest’anno ad allestire il presepe pasquale: una croce, un ramoscello di ulivo, la Bibbia, un pezzo di pane che ci rimanda all’Eucaristia e le bende che ci ricordano la cura del Buon Samaritano”.

Le celebrazioni del vescovo Luigi Renna per la Giornata del Malato

Il vescovo Luigi Renna, non avendo potuto celebrare l’11 febbraio scorso la Giornata del Malato in ospedale, non farà mancare la visita ai malati e i ringraziamenti per i medici e per il personale sanitario, impegnati accanto ai degenti, in particolar modo in questo periodo segnato dalla pandemia per il Covid-19.

Dopodomani, 17 febbraio 2021, nel giorno del Mercoledì de Le Ceneri, il Vescovo celebrerà la Santa Messa per il personale alle ore 12 nella Cappella dell’Ospedale “G. Tatarella” di Cerignola. Nel pomeriggio, alle ore 16, visiterà e benedirà i reparti, facendo dono ai medici e agli amministratori, agli infermieri e agli operatori sociosanitari di una copia del Vangelo, “Parola che risana le ferite dell’umanità”.

È scomparso il nostro amico Isah

È venuto a mancare oggi, all’età di 25 anni, in Ghana, il nostro carissimo Isah Abdul Salam. Il vescovo, Sua Ecc. Mons. Luigi Renna, il direttore della Caritas diocesana, don Pasquale Cotugno, e tutti i volontari della Caritas si stringono nel dolore in questo giorno. Abbiamo conosciuto Isah perché selezionato per il Servizio Civile in Caritas e, da quel momento, ha collaborato sempre con noi come mediatore linguistico, sia per le attività del Progetto Presidio nella zona di Borgo “Tre Titoli”, sia come primo operatore per la nostra Casa di Accoglienza “Casa Rosati”. Ragazzo generoso, corretto e disponibile, che ci ha aiutato a guardare con i suoi occhi, gli occhi di chi ha viaggiato ed è scappato per cercare una vita migliore: il mondo dei nostri fratelli migranti.

Il vescovo incontra il papa

  1. Oggi, sabato, 30 gennaio 2021, il vescovo Luigi Renna ha incontrato Papa Francesco.

Questo il messaggio del Vescovo ai suoi diocesani: «Un caro saluto dalla Sala Clementina. Ho ricevuto la Benedizione, pensando a voi e ai catechisti. Papa Francesco ha tenuto un bellissimo discorso sulla catechesi»

Discorso del Santo Padre

Dolore, indignazione, responsabilità: perché la cronaca di questi giorni ad Orta Nova non sia dimenticata

Ieri, Orta Nova si è svegliata avvolta dalla nebbia del dolore per quanto accaduto la notte prima: la morte violenta di Tiziana Gentile e gli episodi che stanno diventando sempre più ordinari nella vita della laboriosa cittadina del Tavoliere di Puglia, ossia l’esplosione di una bomba davanti ad un bar e una rapina alle Poste Italiane.

In un tempo in cui tutti quanti stiamo cercando di tutelare la vita dei più fragili dalla pandemia, c’è chi semina morte e continua ad impoverire la nostra gente con episodi di manifesta, o più o meno occulta, illegalità. L’irrazionalità che ha spezzato la vita di una madre di famiglia che, con dignità e fatica, si guadagnava il pane, ci deve interrogare su stili di vita e mentalità che opprimono le donne e non esitano a passare dal diverbio alle armi. Mi chiedo se non sia soprattutto dal cuore di tanti uomini che occorra scardinare la convinzione che della donna si possa fare quello che si vuole. È nel cuore che si annidano questi presupposti, che poi conducono all’irreparabile. Invito, perciò, tutti a fare un esame di coscienza e supplico il responsabile di questo omicidio a cercare la pace della sua coscienza nel pentimento da chiedere a Dio, alla famiglia, alla città.

Non abituiamoci neppure alle bombe davanti alle saracinesche o alle rapine: sono il cancro causato da una malavita che vede protagonista gente che non può essere degna del nome di “cristiano”, ammesso che ci si ritenga tale. Chiedo a queste persone: Nel tempo in cui tanti stanno morendo, soffrendo, si stanno impoverendo, voi non avete nessun sentimento di pietà?

E chi sa, non taccia, perché come ci ricorda papa Francesco: “I ‘briganti della strada’ hanno di solito come segreti alleati quelli che ‘passano per la strada guardando dall’altra parte’. Si chiude il cerchio tra quelli che usano e ingannano la società per prosciugarla e quelli che pensano di mantenere la purezza nella loro funzione critica, ma nello stesso tempo vivono di quel sistema e delle sue risorse” (Fratelli tutti, n. 75).

Sono vicino con la preghiera ai familiari di Tiziana e li invito ad aprire il loro cuore alla speranza e al perdono, perché la vita trionfi e il futuro sia meno pesante per tutti.

Sono vicino a tutte le vittime di ogni tipo di violenza e le affido all’intercessione del patrono di Orta Nova, Sant’Antonio da Padova, che tanto pregò e operò per debellare la violenza nell’Italia del suo tempo.

 

 

   † Luigi Renna

Vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano

È tornato alla casa del Padre, il diacono Giovanni Cucchiarale, vittima, nelle ultime settimane, del Covid-19

Il Vescovo, Sua Ecc. Mons. Luigi Renna, i presbiteri, i religiosi e le religiose, i fedeli della Chiesa che è in Cerignola-Ascoli Satriano, esprimono il proprio dolore per la sua dipartita.
Persona amabile e sempre disponibile al servizio della Chiesa Diocesana, il diac. Giovanni era segretario dell’Ufficio Catechistico Diocesano e collaboratore presso la Parrocchia di San Trifone in Cerignola.
Ringraziamo il Padre, per mezzo di Gesù, per averci fatto dono delle sua presenza e preghiamo affinchè sia accolto nel Suo Amore.
Don Giovanni, fratello nostro, riposa in pace.

Alla scuola di papa Francesco per “La cultura della cura come percorso di pace”

Anche se le disposizioni per fronteggiare la diffusione del virus, quest’anno, non permettono lo svolgimento della tradizionale Marcia per la Pace, fissata come da consuetudine nel terzo sabato di gennaio, non mancherà, nel pieno rispetto delle norme anti Covid, una serata di preghiera e di riflessione dedicata al bene comune.

Si terrà sabato, 16 gennaio 2021, con inizio alle ore 20, nella Basilica Cattedrale di San Pietro Apostolo a Cerignola, l’incontro sul tema “La cultura della cura come percorso di pace”, durante il quale saranno approfondite alcune delle tematiche offerte da papa Francesco lo scorso 1° gennaio con il Messaggio per la 54ª Giornata Mondiale della Pace: “Ogni aspetto della vita sociale, politica ed economica – scrive papa Bergoglio – trova il suo compimento quando si pone al servizio del bene comune, ossia dell’‘insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente’. Pertanto, i nostri piani e sforzi devono sempre tenere conto degli effetti sull’intera famiglia umana, ponderando le conseguenze per il momento presente e per le generazioni future”.

La preghiera, guidata dal vescovo Luigi Renna, anticiperà la testimonianza di don Raffaele Sarno, direttore della Caritas dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie-Nazareth e cappellano del Carcere di Trani. In un momento segnato dalla diffusione della pandemia, l’incontro – organizzato dalla Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, dall’Ufficio Diocesano per la Pastorale Sociale, dalla Caritas Diocesana, dall’Azione Cattolica Diocesana, dal Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile, dal Fondazione Migrantes e dalla Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali – costituirà una preziosa occasione per fare propri alcuni degli indirizzi offerti dal più recente magistero pontificio sul tema del bene comune: “Quanto ciò sia vero e attuale – continua papa Francesco – ce lo mostra la pandemia del Covid-19, davanti alla quale ‘ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme’, perché ‘nessuno si salva da solo’ e nessuno Stato nazionale isolato può assicurare il bene comune della propria popolazione”.

 

Riflessione nel V anniversario di consacrazione episcopale – 4 gennaio 2021

Carissimi fratelli e sorelle,
carissimi presbiteri e diaconi, religiose e religiosi,

per oggi era prevista la Celebrazione eucaristica che ci avrebbe riuniti in Cattedrale alle ore 19, ma l’attesa del tampone Covid, a cui dovrò sottopormi in misura precauzionale, e del relativo esito, ci costringe ad annullare questo appuntamento comunitario. Voglio rendermi, però, presente con questo scritto, che non definisco omelia, ma riflessione.

Ringrazio anzitutto don Antonio, il nostro Vicario generale, per aver pensato a questo momento comunitario e per averlo legato ad un dono da fare ad una struttura per anziani che sta a cuore all’intera Diocesi, la Casa di Riposo “Manfredi-Solimine” di Cerignola, uno dei primi luoghi che visitai al mio ingresso il 16 gennaio 2016. Ringrazio quanti di voi hanno offerto un dono per le necessità di questo luogo che accoglie alcuni nostri anziani, come anche chi ha voluto – con altre forme di carità – “festeggiare” con me questo quinto anniversario: credo che la condivisione sia la “lapide” più bella che rimane per celebrare certe ricorrenze. Essa non teme l’usura del tempo perché scritta nel Cuore di Dio. Grazie!

A cinque anni della mia ordinazione episcopale, mi lascio guidare dal ritmo della liturgia della Messa, scandito dall’Atto penitenziale, dall’ascolto della Parola, dalla Liturgia Eucaristica, dal mandato finale.

Anzitutto l’Atto penitenziale. Sento, col passare degli anni, che questo atto esprime la verità della nostra condizione umana, della Misericordia di Dio e della misericordia cristiana. Chiedo, perciò, perdono al Signore e a voi per le mie povertà e per le sofferenze che, senza volere, ho causato in qualcuno o in molti. Sento quanto siano vere le parole che Gesù ci ha insegnato: “Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Se cinque anni fa avete accolto una persona che non conoscevate nei suoi limiti, oggi accogliete un fratello chiamato a servirvi con la sua povertà. E così mi sforzerò di fare anche io con voi.

L’ascolto della Parola, in questa giornata del Tempo di Natale, ci riporta ad un testo evangelico (Gv 1,35-42) che parla di vocazione: quante volte l’ho meditato fin da ragazzo e poi l’ho commentato a mia volta. Oggi la Parola “legge” me e voi. È l’incontro dei primi discepoli con Gesù, così decisivo al punto che Giovanni ricorda l’ora in cui, molto probabilmente, anche lui, insieme ad Andrea, rimase con il Signore: le quattro del pomeriggio. Questo brano ci dice che, nella nostra vita, ciò che è decisivo è proprio l’incontro con Cristo Gesù, dove c’è qualcuno che ci indica la sua presenza (Giovanni Battista che lo “addita” come l’Agnello di Dio); qualcun altro che lo incontra con noi (Andrea, che è insieme al discepolo); qualcuno a cui noi annunciamo Cristo e a cui Lo accompagniamo (Andrea che presenta Gesù a suo fratello Simon Pietro). La vita della comunità cristiana è questo intreccio di relazioni, nelle quali c’è sempre il Signore al centro: questo fa la differenza del motivo per cui ci chiamiamo “comunità”, di Chi conosciamo, di Chi annunziamo. Credo che il nostro cammino sarà vitale nella misura in cui, nelle nostre relazioni, Cristo torni sempre al centro. A volte questo ci sfugge, e allora… succedono guai perché noi, per quanto bravi, non siamo capaci di amare come Lui, di incontrarci in Lui, di accompagnare a Lui. E, allora, specchiamoci in questo brano per rimanere alla scuola del Vangelo, in ogni ambito della nostra vita cristiana. Senza ostentazione, ma nella verità, come ci ricorda sant’Ignazio di Antiochia: “È meglio essere cristiano senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo”.
Mi colpisce, in questo brano, il riferimento a Simone, al quale Gesù dà il nome di Pietro, nome che rimane nella Chiesa e che ha un senso anche per noi, dopo duemila anni. Penso al suo Successore, la cui firma così minuta sottoscrive la mia bolla di nomina: “Francesco”. Ricordo le parole di rito dell’arcivescovo Francesco Cacucci all’inizio della celebrazione di consacrazione: “Avete il mandato del Papa?”. Sono venuto a voi perché chiamato ed inviato, e il legame che il Signore ha voluto stabilire tra Simone, figlio di Giovanni, e gli altri apostoli e la Chiesa intera è in quel nome: Cefa. Mi sento continuamente “pro-vocato” (nel senso di “chiamato per”) dalle sue parole, dal suo stile di prossimità e di povertà, dai suoi criteri di discernimento, che sembrano “sbaragliare” la vita della Chiesa, ma che invece la riportano alla sua identità, e chiedono anche a me e a voi di lasciarci “confermare” dal suo ministero nella nostra vita diocesana. Nel brano della risurrezione narrato dall’evangelista Giovanni, al capitolo 20, si legge che “Correvano insieme tutti e due (al sepolcro), ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo” (Gv 20,4). Oggi mi sembra che Pietro corra più di noi sulla strada del Vangelo e ci indichi uno stile in cui la Chiesa, riformandosi, sarà più credibile nelle scelte di sinodalità, di povertà, di una solida spiritualità. Sento che, in questi cinque anni, il Successore di Pietro ha guidato me e voi verso scelte non scontate. Credo che il suo magistero abbia ancora molto da dirci riguardo alla cura della fraternità, dei giovani, della famiglia, della casa comune del creato.

E veniamo alla Liturgia Eucaristica. Alcuni anni fa, il mio predecessore, il vescovo Giovan Battista Pichierri, con il nostro mons. Antonio Silba, curò un testo che faceva memoria dei presbiteri della Diocesi, intitolato “Un prefazio da cantare”. Oggi, in questo prefazio, ci metto tutti i vostri volti con le storie abitate da Dio: laici e laiche, presbiteri e diaconi, religiose e religiosi. Sento che ognuno di voi è un interprete importante di ogni singola nota nello spartito della storia della salvezza che attraversa questa nostra terra. Nel prefazio ci metto anche tutti gli avvenimenti di questi anni, quelli belli e gioiosi ma anche quelli che sono stati carichi di fatica e di sofferenza. Anche le ultime note della pandemia sono state contrassegnate da fede, da carità, da speranza più vere, proprio perché più messe alla prova. Non cantiamo forse in un Prefazio: “Ogni giorno del nostro pellegrinaggio sulla terra è un dono sempre nuovo del tuo amore per noi, e un pegno della vita immortale”? (Prefazio delle Domeniche del Tempo Ordinario IV). Davvero ringrazio il Signore per tutto, proprio per tutto, nello spirito di quel “Tutto è grazia” pronunciato la sera del 2 gennaio 2016. Allo stesso tempo chiedo che lo Spirito Santo ci “trasformi in offerta gradita” a Lui, nell’unica forma possibile per essere a Lui graditi: quella della comunione. Senza ostentazione, ma facendo sì che “mens concordet voci”!

Infine, c’è il mandato finale: “Andate in pace!”, perché possiamo vivere la liturgia della vita dopo la Liturgia dei Divini Misteri, come affermano i fratelli ortodossi. Ogni anno, per l’odierna occasione, commento il passaggio di un testo che non abbandono da trent’anni, gli “Esercizi spirituali” di sant’Ignazio di Loyola. Lo scorso anno mi soffermai sull’inizio della Seconda Settimana, dove l’Autore presenta la meditazione dei Due Vessilli, quella in cui Cristo chiama a raccolta i suoi discepoli sotto la “Sua bandiera” e Satana i suoi demoni: è un passaggio molto importante del cammino degli “Esercizi” perché invita a meditare sulla scelta di vita che, prima o poi, siamo chiamati a fare, e sulle scelte che continuamente siamo chiamati a confermare. Nella propria esistenza non si è “neutrali”, o meglio si può esserlo, restando però come gli ignavi, che Dante nella “Divina Commedia” pone fuori dall’Inferno, definendoli coloro “che vissero sanza infamia e sanza lodo” (vissero senza infamia e senza meriti), “spiacenti a Dio e a’ nemici suoi” (che dispiacevano sia a Dio che ai demoni). Nella vita occorre scegliere e sapere Chi si sceglie. Un amico mi faceva notare la modalità con cui negli “Esercizi” sant’Ignazio descrive come Gesù chiama i discepoli e come li chiama Satana. Costui coinvolge i demoni e li disloca ovunque, incitandoli a gettare reti e catene per tentare gli uomini su ricchezze, onori e superbia, fonte di tutti i vizi. Il Signore Gesù, invece, invita non i suoi angeli, ma gli uomini, e fa un discorso a “tutti i suoi servi ed amici a tale lavoro (la missione), raccomandando loro di aiutare tutti col portarli, prima a una somma povertà spirituale”. Gesù ci considera amici, si fida di noi – a differenza di Satana, che è infido – non ci tratta come schiavi – a differenza del Maligno che lancia catene e lacci, segni di prigionia – si affida alla nostra responsabilità: come vorrei che ciascuno nella nostra Chiesa avvertisse che Gesù non ci considera servi bensì amici (cf Gv 15,15), sentendosi chiamato non a “vivacchiare” ma a scegliere. Il Cristo raccomanda poi di “aiutare tutti”: non ci sono distinzioni tra degni ed indegni, ma tutti sono destinatari della nostra missione ecclesiale (anche se occorre vigilare molto per farsi mai “usare” da nessuno!). Ma cosa dobbiamo fare? Sant’Ignazio indica la prima delle beatitudini, che sta come la parte che richiama la totalità: portarli ad una povertà spirituale, a quella prima condizione che apre il Discorso della Montagna: “Beati i poveri in spirito” (Mt 5,3). Siamo chiamati a far sì che nel mondo si diffonda lo spirito delle beatitudini, la legge nuova del Regno di Dio. Ricevere il mandato – anch’io lo ricevo con voi – al termine di ogni Celebrazione eucaristica, guardando al nostro futuro, significa per noi continuare a sentirci collaboratori di Dio, per annunciare e incarnare quelle Parole così rivoluzionarie: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra…” (Mt 5,3-12). In questo momento storico così particolare, la nostra missione continua e la chiamata del Signore ci interpella: anche questo della pandemia è un tempo in cui la Chiesa annuncia e incarna le beatitudini.

È la nostra missione. È quello che conta nei progetti di Dio. Tutto il resto è vanità.

Vi abbraccio e prego per noi, chiedendo che Maria Santissima ci tenga per mano e non ci faccia mai smarrire la strada del Vangelo.

Vostro Luigi, vescovo

Quinto anniversario di ordinazione episcopale del vescovo Luigi Renna

«Secondo l’uso più antico, il giorno indicato per l’ordinazione episcopale è la “domenica”. Perché? Perché, come successore degli apostoli, il Vescovo viene ordinato nello stesso giorno in cui gli apostoli ricevettero lo Spirito Santo. La grazia episcopale è la continuazione del mistero della Pentecoste»: si legge così nel testo dell’omelia tenuta il 2 gennaio 2016, nel giorno di sabato, nei primi vespri della II Domenica dopo Natale, da Sua Ecc. Mons. Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto – conconcelebranti Sua Ecc.za Mons. Felice di Molfetta, Amministratore Apostolico della Chiesa locale, e Sua Ecc.za Mons. Raffaele Calabro, vescovo di Andria, scomparso nel 2017 – nell’affollato Palazzetto dello Sport in Andria, durante l’ordinazione episcopale di mons. Luigi Renna, allora vescovo eletto della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano.

Anche il quinto anniversario di ordinazione episcopale del vescovo Renna ricorre, quest’anno, nel giorno di sabato. Le ristrettezze imposte dalla necessità di limitare la diffusione del Covid-19 hanno, però, opportunamente suggerito di spostare la messa di ringraziamento a lunedì, 4 gennaio 2021, quando – con inizio alle ore 19 – Sua Ecc. Mons. Luigi Renna presiederà, nel pieno rispetto delle norme previste per il contenimento della pandemia, la solenne concelebrazione nella Cattedrale di Cerignola.

Non fu scelta a caso la data di ordinazione episcopale dal vescovo Renna: in quel giorno, infatti, ricorre l’anniversario della scomparsa del venerabile mons. Giuseppe Di Donna (1901-1952), il vescovo che guidò la Chiesa di Andria fra il 1940 e il 1952, del quale il vescovo Renna era stato vice-postulatore della causa di beatificazione durante gli anni di impegno pastorale nella diocesi di Andria e di guida, in qualità di Rettore, della comunità del Pontificio Seminario Regionale «Pio XI» di Molfetta.